L’uomo che dona ‘l’oro blu’ ai poveri

L’uomo che dona ‘l’oro blu’ ai poveri

È l’imprenditore italiano che dalle profondità della terra non estrae il petrolio, ma ‘l’oro blu’, il bene più prezioso per l’umanità: l’acqua. Si chiama Silvano Pedrollo, è veronese, e il suo impegno sociale lo ha portato a collaborare anche con i progetti della famiglia canossiana. La sua storia è stata raccontata dal quotidiano Avvenire.

L’azienda di Pedrollo è leader mondiale nella produzione di pompe idrauliche e perforazioni per pozzi, tuttavia l’imprenditore è andato oltre una storia di successo personale e ha fatto di questa sua attività così unica – e per molti versi eccezionale – anche uno strumento di solidarietà attive a concreta.

Ha aiutato e aiuta molte congregazioni missionarie, fra cui – come racconta lui stesso – le canossiane. Irrigare deserti e portare acqua pulita dove non ce n’è: è questa la sua missione, perché l’acqua dà la vita, scongiura le epidemie, abbatte la mortalità dei bambini, fa crescere i raccolti e le foreste, guarisce l’ambiente e l’uomo. 

Di seguito riportiamo alcuni stralci dell’articolo pubblicato da Avvenire.

«Il mio sogno è triplicare». Silvano Pedrollo, leader mondiale nella produzione di pompe idrauliche e nella perforazione di pozzi, non sta parlando del fatturato e nemmeno di esportazioni: «Il mio obiettivo è triplicare le donazioni. I missionari ci chiedono poche pompe idrauliche eppure ne hanno un bisogno estremo, il tam tam non basta. Voglio dare di più, quello che faccio è troppo poco…». 

L’imprenditore veronese Silvano Pedrollo (foto di Giorgio Marchiori)

Se non fosse che lo avevamo già incontrato dieci anni fa, stenteremmo a crederci, troppo bello per essere vero. Ma siamo tornati dall’imprenditore veronese per vedere cosa ne era stato di quel miracolo umano di solidarietà estesa in tutto il mondo, e da allora Pedrollo ha continuato ad erigere ospedali, chiese, scuole, case d’accoglienza, scavare pozzi, irrigare deserti, far rinascere foreste, soprattutto far sgorgare l’acqua là dove non ce n’era traccia e ogni forma di vita moriva.

«L’acqua è ovunque, bisogna solo andarla a scavare in profondità. È perfettamente inutile mandare antibiotici per curare le malattie causate dall’acqua infetta, come fanno molti governi: la cosa da fare è dotare i villaggi di fonti di acqua pura, così si risolve in un colpo l’80% dei problemi. La gente ci mette un po’ ad abituarsi all’acqua pulita perché è insapore – sorride –, ma presto cambia tutto, i bambini smettono di morire come mosche, nel deserto nascono le piantagioni, gli adulti hanno un lavoro, sorgono le case, aprono le scuole e da lì tutto migliora».

Il bene va fatto bene, si dice, e Silvano Pedrollo (Cavaliere del Lavoro, sei lauree honoris causa) unisce esperienza imprenditoriale a concretezza veneta, operando in tre filoni d’azione, «i bisogni materiali, quelli spirituali e quelli culturali», ovvero costruisce strutture per dare un tetto ai poveri, chiese e scuole per la formazione dei giovani: «Sono certo che questi interventi contribuiscano in larga parte a ridare speranza ai nostri fratelli», spiega Pedrollo. Basta sfogliare il catalogo delle opere che ha già portato in Africa, Asia, nelle Americhe e in Europa, una vera enciclopedia di come sia possibile cambiare il mondo (era di cento pagine dieci anni fa, oggi ne ha 270, dalla A di Albania alla Z di Zimbabwe), con fotografie di acqua che sgorga improvvisa più preziosa del petrolio («abbiamo imparato a usarla con parsimonia, col suo scendere e versarsi sottile e calmo, quasi come un condimento prezioso…», gli ha scritto un missionario), frotte di bambini con le braccia alzate sotto quello scroscio inaudito, uomini e donne increduli: «Lavoro so lo con i missionari perché so dove vanno a finire i soldi e riescono a fare cose incredibili, le suore poi non le ferma nessuno».

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