11 ottobre: giornata mondiale delle bambine, contro ogni discriminazione

11 ottobre: giornata mondiale delle bambine, contro ogni discriminazione

Si celebra l’11 ottobre la Giornata internazionale delle bambine promossa dalle Nazioni Unite. Lo storico impegno delle madri canossiane per garantire scolarizzazione, formazione professionale cure mediche, assistenza alle ragazze e alle bambine dei Paesi poveri. L’intuizione profetica di Maddalena di Canossa che arriva fino ai giorni nostri.

L’11 ottobre di ogni anno si celebre la Giornata internazionale delle bambine promossa dall’Onu; l’obiettivo è quello di porre l’attenzione sulle condizioni di vita di oltre un miliardo di bambine nel mondo. Da una parte vi è l’urgenza di denunciare le situazioni di discriminazione, sofferenza, sfruttamento in cui si trovano a vivere milioni di bambine e ragazze in molti Paesi e regioni del mondo; allo stesso tempo la ricorrenza è un’occasione importante per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla necessità di sviluppare politiche e progetti mirati a cambiare e migliorare le condizioni di vita e di crescita delle più giovani; un impegno che riguarda da vicino famiglie, comunità e società intere.

Bambine escluse dalla scuola primaria

I bambini e gli adolescenti che non possono andare a scuola sono ancora tantissimi, circa 264 milioni a livello globale in base ai dati raccolti dall’Unesco e diffusi anche dall’organizzazione ‘Terre des hommes’ nel suo rapporto annuale dedicato alla condizione delle bambine e delle ragazze nel mondo. Un numero enorme pari a circa un quarto degli abitanti dell’Europa. La metà (circa 130 milioni) sono bambine o ragazze che vengono escluse dalla scuola primaria (32,4 milioni), dalla scuola secondaria (29,8 milioni) o dalle superiori (68,7 milioni). Nei Paesi a basso reddito, inoltre, il 21,4% delle bambine non può frequentare la scuola primaria, contro il 16% dei maschi; dalla scuola media viene escluso il 41,3% delle studentesse contro il 35,7% dei maschi. Infine, l’istruzione superiore resta un miraggio per il 66,4% delle adolescenti contro il 58,2% dei maschi1. Una distanza che nei Paesi ad alto reddito praticamente si azzera.

Il fenomeno delle spose bambine

Fra i diversi indici di discriminazione e sfruttamento che riguardano le bambine e le ragazze minori in genere, c’è quello, drammatico, delle spose bambine. Secondo dati diffusi dalle diverse agenzie delle Nazioni Unite, ogni anno circa 15 milioni di bambine e ragazze con meno di 18 anni sono indotte o costrette a sposarsi. Si calcola che oggi siano circa 720 milioni le donne che si sono sposate prima della maggiore età. Più di una su tre (circa 250 milioni) aveva meno di 15 anni il giorno in cui ha pronunciato il fatidico “sì”.

Sebbene l’incidenza dei matrimoni precoci si stia riducendo, in termini percentuali, anche per effetto delle politiche messe in atto in questi anni, in numeri assoluti invece si registra un preoccupante aumento. Una situazione paradossale, determinata in parte dall’incremento demografico della popolazione. Unicef e Unfpa (il fondo delle Nazioni Unite per la popolazione) rilevano che – qualora non intervenissero cambiamenti nella tendenza attuale – il numero delle spose bambine continuerà ad aumentare nei prossimi anni fino ad arrivare a 950 milioni entro il 2030 e nel 2050 a un miliardo e 200 milioni di baby spose, la metà delle quali nei Paesi dell’Africa sub-sahariana.

Secondo le Nazioni Unite, tuttavia, è possibile costruire delle risposte positive a molti di questi fenomeni, per questo va valorizzato in modo specifico il potenziale che le bambine possiedono; queste ultime, infatti, “se supportate in modo adeguato durante l’adolescenza, è per loro possibile diventare donne, lavoratrici, madri, imprenditrici, leader politiche indipendenti. Si tratta di un vero e proprio investimento sul futuro; metà del mondo può essere così un partner alla pari nel trattare le questioni del cambiamento climatico, i conflitti politici, la crescita economica, la prevenzione delle malattie e la sostenibilità globale”.

L’impegno dell’Istituto Canossiano

Quello appena descritto attraverso qualche dato di caratere generale, rappresenta anche un ambito di impegno missionario nel quale l’Istituto Canossiano è all’avanguardia fin dalla sua nascita, a partire cioè dall’ispirazione e dalle iniziative prese da Maddalena di Canossa nel corso dell’800. Maddalena, infatti, nel tentativo di sollevare dalla povertà e dal degrado le ragazze e le bambine del suo tempo, avviò l’istituzione dei primi laboratori professionali femminili, diede vita a forme di scolarizzazione di base, promosse un’educazione religiosa in grado di trasmettere valori e costruire una coscienza cristiana. Maddalena ha inoltre dato vita, attraverso il suo impegno e la sua testimonianza, un nuovo modello femminile, è stata infatti lei stessa una sorta di ‘imprenditrice’ della carità capace di tenere insieme un’educazione morale ispirata ai valori evangelici e percorsi educativi e formativi rivolti alle ragazze più povere allo scopo di metterle nella condizione di imparare un mestiere, di uscire da un destino di emarginazione estrema. Si tratta di elementi che sono rimasti una costante della presenza canossiana nel mondo, attraverso una presenza missionaria nei cinque continenti e spesso in regioni e zone attraversate da crisi sociali, economiche, ambientali o da conflitti.

Progetti di formazione per bambine e ragazze

In questa prospettiva, le missioni canossiane spesso supportate dai progetti costruiti insieme alla Fondazione Canossiana, promuovono corsi professionali per giovani donne, attività scolastiche di base per migliaia di bambine e ragazze, sostegno alle ragazze madri, contrasto ai matrimoni precoci, aiuto alle bambine e ai bambini rimasti orfani, adozioni a distanza per favorire l’accesso allo studio di tante ragazze e ragazzi, assistenza sanitaria e alimentare per le fasce più emarginate della popolazione in cui spesso le donne e le bambine sono ultime fra gli ultimi, soggette a forme di sfruttamento e in alcuni casi di schiavitù.

In tal senso dal Paraguay al Brasile, dall’India all’Angola, alla Repubblica Democratica del Congo a Timor Est in Indonesia – solo peri citare alcuni Paesi – le missionarie canossiane hanno dato vita a una rete di iniziative e progetti che, in una chiave sociale e caritativa cristiana, rispecchiano il carisma di Maddalena e lo fanno vivere nel tempo presente in un dialogo vivo fra passato e futuro. Fra l’altro, iniziative come quelle della costruzione di ostelli-convitti in India, destinati a ragazze che in tal modo possono essere aiutate in modo decisivo ad accedere alla scuola e alla formazione, rappresenta bene il tipo di impegno che la famiglia canossiana profonde per aiutare le ragazze dei villaggi rurali o di zone particolarmente povere.

A titolo esemplificativo di tante attività, ricordiamo qui l’ostello di Payakaraopeta, la cui costruzione è già stata conclusa (significativo il titolo del progetto: “Dal villaggio alla Scuola. La distanza come barriera all’educazione femminile” ) e quello di Laripani, sempre in India, ancora in fase realizzativa il cui scopo è appunto quello di aiutare le ragazze a superare la distanza che separa la propria abitazione dalla scuola, una barriera che non di rado diventa insormontabile per i più poveri fra i poveri e per le ragazze in modo particolare.

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